Teatro del Giglio

Lucca, Piazza Puccini

Il Teatro del Giglio è uno dei teatri storici nazionali, risalendo al diciassettesimo secolo ed essendo inserito, dal 1985, fra i “Teatri di Tradizione” sostenuti dal Ministero dello Spettacolo.

E’ una struttura di grande prestigio storico, fiore all’occhiello della Lucca culturale e sede di cartelloni stagionali di assoluta rilevanza artistica.

Da anni lo Studio ne segue gli adeguamenti normativi, complessi ed arditi per le dicotomie fra l’originaria ed immutabile architettura e le pressanti nuove esigenze nel campo della sicurezza, che hanno riguardato principalmente gli impianti tecnologici e le autorizzazioni formali.

Ci si è adoperati nell’impiego di scelte tecniche che hanno consentito di raggiungere un corretto livello di sicurezza senza incidere nella struttura originaria, nel rispetto dei suoi canoni architettonici. Il raggiungimento della agibilità definitiva, risalente al 1997, è stato motivo di soddisfazione ed orgoglio ed ha coronato il complesso ed accurato processo da noi promosso e seguito nelle varie sedi istituzionali e le non semplici opere di adeguamento.

La storia

La nascita di quello che oggi è il "Teatro Comunale del Giglio"  risale a oltre tre secoli fa. Siamo nel secolo diciassettesimo ed in quel tempo l'attività teatrale in Lucca era svolta essenzialmente in due sale: quella del Palazzo  Pretorio (detta sala del podestà) e quella del Palazzo De' Borghi. Tali sale erano insufficienti e poco adatte per i crescenti sviluppi dell'arte teatrale e le sempre maggiori esigenze dei cittadini, anche in rapporto al crescere delle attività commerciali ed  artigianali della città di Lucca.

L'esigenza sempre più pressante di disporre di un teatro adeguato ai tempi, indusse il consiglio della repubblica  a decretare, il 19 Agosto 1672, l'incarico ad una commissione di cittadini per lo studio della trasformazione in teatro dell'antico convento dei Gesuiti presso la Chiesa di S. Girolamo, il  cui ordine era stato in quel tempo soppresso da Papa Clemente IX.

Gli architetti dell'epoca si preoccuparono di realizzare un'opera con particolari accorgimenti per permettere una buona visibilità al pubblico  in sala e con un ampio palcoscenico, in grado di contenere le nuove attrezzature teatrali che, all'epoca, cominciavano ad essere regolarmente utilizzate.

L'inaugurazione del "Teatro Pubblico" avvenne, in forma solenne, il 14 Gennaio 1675, con l'esecuzione delle opere "Attila di Capua" di Niccolò Berengani e "Seiano" di Niccolò Minato. Successivamente ebbe inizio una intensa attività, concentrata sopratutto in due stagioni liriche nei periodi del carnevale ed autunnali, che proseguì per circa 13 anni.

Il 16 Febbraio 1688 il teatro fu danneggiato da un incendio e si presentò il problema della ricostruzione, non facile in considerazione delle scarse risorse  economiche di cui, in quel periodo, disponeva la piccola repubblica di Lucca.

Il teatro fu pertanto riutilizzato dopo il  recupero delle strutture esistenti fino a quando, il 22 Agosto 1692, il consiglio della repubblica decise la ricostruzione vera e propria, che fu realizzata in poco più di un anno.

I lavori vennero affidati a Barsotto Barsotti: naturalmente non si mancò di arricchire il Teatro con nuovi decori e di  correggere quelle imperfezioni che si erano riscontrare nella pratica di tredici anni prima. Il soffitto venne dipinto dal pittore lucchese Angelo Livoratti ed il palcoscenico venne rifatto da Silvano Barbati, sempre lucchese.

Il 29 Dicembre 1693, autorità e popolo, nobili e borghesi, tutti compatti per il felice evento, ebbe luogo l'inaugurazione del nuovo Teatro Pubblico con l'esecuzione di due melodrammi, il  "Giustino" di Niccolò Berengani, musica di Giovanni Legrenzi, ed il  "Tiberio a Bisanzio" di ignoto, musica di Domenico Gabrielli.

Il Teatro Pubblico riprese così quell'intensa attività che già ne aveva caratterizzato i primi anni: iniziava quella vita di fasto, eleganza e mondanità che avrebbe fatto del Teatro il ritrovo dell'aristocrazia non soltanto lucchese.

Lucca cercò sempre di avere nel suo Teatro artisti celebri: nel 1733 vi cantò  la famosissima Vittoria Tesi e Luigi Boccherini vi si esibì quando aveva appena diciotto anni.

Un'istituzione così strettamente legata alla vita del piccolo Stato non poteva non risentire delle  alterne vicende della politica nelle quali era coinvolta  la Repubblica: alla caduta di questa, nel 1799, seguì, a breve distanza di tempo, la crisi del Teatro Pubblico che vide prevalergli il Teatro Castiglioncelli di Via del Moro sorto per iniziativa privata.

Senza esercizio, senza cura e manutenzione, insufficiente come capienza e soprattutto nella struttura edilizia e architettonica, il Teatro Pubblico andava in rovina.

Neppure Elisa Bonaparte, che fu a capo dello Stato di Lucca dal 1805 al 1814 con il consorte Felice Baciocchi, si interessò molto al Teatro preferendo curare gli interessi lucchesi in altre branche: acquedotto, edilizia, viabilità, scuola, decoro e belle arti.

Tuttavia il governo per accontentere, almeno in parte, la cittadinanza deliberò la ricostruzione del Teatro denominandolo Teatro Nazionale. Ma, nonostante il cambio dell'etichetta, il Teatro rimaneva quello di prima e le sue condizioni dovevano essere disastrose, se è vero come è vero, che le rappresentazioni sia in musica che in prosa venivano sempre più spesso eseguite  presso altri piccoli teatri come il Castiglioncelli o il Pantera di Via Fillungo.

A Lucca si voleva comunque un nuovo teatro, un teatro che fosse in grado di reggere con i tempi e le mutate esigenze, un teatro insomma che desse modo di mantenere intatta ed inalterata la tradizione che aveva fatto della città uno dei centri artistici più in voga della Toscana.

Poiché il Teatro doveva essere  ricostruito quasi per intero non c'era migliore occasione per ingrandirlo: gli ordini dei palchetti, anziché tre, dovevano diventare quattro (venti per ordine), in più si sarebbe  avuto il loggione. L'architetto Giovanni Lazzarini stese il nuovo progetto: i lavori, iniziati nel 1817, furono portati a termine nel 1819.

Toccò a Maria Luisa di Borbone, nel frattempo diventata sovrana di Lucca per decisione del Congresso di Vienna, l'onore di inaugurare il nuovissimo Teatro e di sceglierne il nome.

Fra i tre proposti dal Soprintendente, "Teatro S. Luigi", che richiamava il nome della Duchessa Maria Luisa, "Teatro del Giglio" con riferimento al fiore  che campeggia sullo stemma dei Borboni e "Teatro Alfieri", in omaggio al maggior tragico italiano, la Duchessa scelse  quello  "del Giglio" che è poi rimasto.

L'elegante Teatro dal nobile prospetto neoclassico aprì i battenti nella Stagione d'Autunno del 1819 con l'Aureliano in Palmiera" di Gioacchino Rossini.

Per tutto l'ottocento il Teatro del Giglio ospitò le migliori compagnie della scena italiana: concerti, danze, varietà, melodramma, giochi di "prestidigitazione" si susseguirono sul suo palcoscenico ed i nomi più celebri del tempo vennero ad esibirsi sulla piccola ribalta. Nel 1820 e 1821 vi cantò il tenore Tacchinardi, il Duprez nel 1831; Maria Malibran "mirabile cantatrice, più volte trionfante sirena" (così la definivano!) ammaliò col suo dolce canto il pubblico lucchese nel 1834 e nel 1835, la Strepponi nel 1840, la Gabussi nel 1842.

E fra una stagione lirica e l'altra, spettacoli di prosa con le compagnie più famose: quella di Gustavo Modena nel 1830, la Compagnia Chiarini nel 1831, la Compagnia Vergano nel 1837 che eseguì trenta spettacoli e tornò ancora l'anno dopo, la Compagnia Mascherza  (con la celeberrima Adelaide Ristori) nel 1842 che eseguì trenta recite e, ancora, la Compagnia Lipparini nel 1846.

Gli avvenimenti politici dal 1840 in poi fecero sì che la gente si occupasse meno degli spettacoli teatrali: il Giglio metteva ancora in scena della lirica, ma il pubblico spesso trasformava gli spettacoli in manifestazioni patriottiche, specialmente se le opere rappresentate erano di Giuseppe Verdi e fu proprio sul pennone del Teatro del Giglio che, nel 1848, sventolò la prima bandiera tricolore!

Allorchè il Ducato fu aggregato al Granducato di Toscana e Lucca perse la sua qualità di capitale, il Giglio ebbe ancora un periodo di decadenza.

Ma la cessione al Comune avvenuta nel 1856 favorì la ripresa dell'attività del Teatro, anche se l'aumentato costo degli allestimenti non consentì di conservare in tutti gli anni la tradizione della stagione di primavera mentre rimase, e rimane a tutt'oggi, praticamente ininterrotta la tradizione della stagione d'autunno.

Nel dorato ottocento musicale il Teatro del Giglio può comunque portare il vanto di aver ospitato gli artisti più celebri e le opere più belle dei grandi protagonisti del melodramma italiano da Verdi a Rossini, da Bellini a Mascagni....

Per lunghi anni l'edificio non subì nè modificazioni nè abbellimenti, eccezion fatta per l'illuminazione.

Nel 1872 venne infatti installata l'illuminazione a gas già introdotta all'Opera di Parigi nel 1822 e, verso il 1850, quasi universalmente usata  in tutti i teatri europei ed americani.

Con il gas, e la luce elettrica poi, poteva essere controllata l'illuminazione della sala oltre che quella del palcoscenico: fino  ad allora infatti nei teatri il pubblico in sala era illuminato tanto quanto gli attori sulla scena, a volte anche più di quelli.

Ora, invece, praticamente tutti i teatri cominciano ad oscurare la sala prima dello spettacolo ed il pubblico si trova immerso nel buio.

Questa innovazione produsse anche un uso diverso del sipario praticamente impensabile prima: veniva tenuto abbassato fino all'inizio della rappresentazione e riabbassato alla fine degli atti o scene (precedentemente i cambiamenti di scena avvenivano in piena vista).

La luce elettrica comparve per la prima volta al Teatro del Giglio nel 1911; nei teatri più importanti era stata installata fino alla seconda metà del secolo.

In quello stesso anno doveva essere rappresentata "La fanciulla del West".

In questa occasione Giacomo Puccini, venuto a Lucca per dare il suo parere, chiese al Comune di abbassare il piano orchestrale e accorciare il palcoscenico.

I lavori, subito approvati dalla Giunta, furono condotti a termine a tempo record, e nell'autunno l'opera andò in scena, presente il Maestro, con grande successo.

Altre modifiche vennero apportate al Teatro sempre nel 1911: venne rifatta la pavimentazione in marmo, ricostruite le scale, consolidati il tetto e i solai, intonacate le pareti, rifatte alcune decorazioni pittoriche nella sala, installati gli impianti igienico - sanitari e sostituite le poltroncine in platea.

Chiuso nel 1917, durante  la Grande Guerra, e trasformato in magazzino ad uso militare, il Giglio riapre i battenti nel 1919 con tre opere di compositori lucchesi "Tosca" di Giacomo Puccini, "Loreley"di Alfredo Catalani, rappresentata per la prima volta a Lucca, e "Dispetti amorosi" di Gaetano Luporini.

Durante il ventennio fascista  il teatro del Giglio divenne per la città un punto di riferimento politico, oltre che artistico naturalmente. Nel 1936 un ordine della Prefettura decretò la chiusura del Teatro motivandola con ragioni di sicurezza, di decoro e di stabilità.

In effetti, già da tempo, la Commissione preposta  alla vigilanza dei locali pubblici aveva fatto osservare la necessità di effettuare dei lavori in Teatro.

Così il Giglio dovette restare chiuso dal 1936 al 1941: i progetti furono numerosi, i pareri discordi (consolidarlo o abbatterlo e costruirne uno nuovo?), fin tanto che il Commissario Prefettizio Franci non prese in mano personalmente la pratica facendo iniziare i lavori.

Vennero rinnovati i servizi, consolidati il tetto e le fondamenta, rifatto tutto l'impianto elettrico per scongiurare gli incendi causati da cortocircuito: la direzione tecnica dei lavori venne affidata all'Ingegnere Righetto Pianucci, le decorazioni furono di Ezio Ricci.

Il Teatro del Giglio fu riaperto nel 1941 con una Stagione Lirica d'eccezione "Traviata" e "Tosca".

La guerra era alle porte di casa e anche il Teatro dovette subirne le conseguenze.

Nel settembre 1944, avvenuta la liberazione della città, ripresero subito gli spettacoli, dapprima con compagnie di prosa locali e con spettacoli per le forze armate, poi, piano piano, tutto tornò alla normalità.

Nel 1951 si cominciò a prospettare l'esigenza di un ammodernamento e fu pertanto predisposto un progetto che prevedeva la costruzione di una galleria nella parte centrale che fronteggia il palcoscenico da realizzarsi in corrispondenza del quarto ordine dei palchi e del loggione, lasciando peraltro inalterati tali ordini nelle parti laterali: sotto la galleria era  previsto un ampio  e moderno ridotto con tutti i servizi annessi.

Nel 1957 venne approvato il progetto  per l'ampliamento del Teatro dell'Ingegner Carignani.

I lavori vennero portati a termine nella primavera del 1958 e per  la Santa Croce si ebbe una  grande Stagione Lirica dedicata al grande Maestro lucchese con "Manon Lescaut" e "Butterfly".

La crisi generale del teatro italiano e quella del teatro lirico, in particolare, iniziata con gli anni cinquanta, fece sentire naturalmente anche a Lucca  le sue conseguenze: l'attività del Teatro del Giglio,  promossa e gestita direttamente  dall'Amm.ne Comunale, prosegue infatti fino ai primi anni ottanta senza segnalare avvenimenti degni di particolare rilievo.

L'attività artistica del Teatro subisce una brusca interruzione nel marzo 1983: per 7 mesi infatti il Teatro del Giglio deve rimanere chiuso al fine di renderlo rispondente alle norme di sicurezza previste dalla legge per i locali di pubblico spettacolo.

Terminata questa fase di lavori, che consentono la riapertura del Teatro nel Gennaio 1984, l'Amministrazione comunale predispone, in collaborazione con la Regione Toscana un piano di lavori che prevede la ristrutturazione completa di tutto il fabbricato mirato a garantire al Teatro una migliore e più moderna funzionalità, salvaguardandone naturalmente l'originale struttura architettonica.

Già dal 1968 erano state avviate dal Comune di Lucca le pratiche al Ministero del Turismo e dello Spettacolo per ottenere il riconoscimento della qualifica di "teatro di tradizione" al Teatro del Giglio. Il 20 febbraio 1985 tale qualifica è stata decretata: alla città di Lucca e al suo Teatro è stato così conferito non solo un prestigio  superiore a quello di moltissimi teatri italiani ma sopratutto la meritata conferma di una secolare e luminosa tradizione artistica.

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